lunedì 4 marzo 2013

2 Days in New York

Un film di Julie Delpy con Julie Delpy, Chris Rock. Francia, Germania, 2012

E' stata presentata al Sundance 2012 e non ha ancora una data d'uscita in Italia: una nuova vibrante e brillante commedia politicamente scorretta diretta dall'attrice regista francese Delpy, naturalizzata americana, che dona al film quella giusta aura poetica europea unita alla comicità esilarante della comedy d'oltreoceano.

Sono passati cinque anni, è tornata a New York, ha un figlio ed un nuovo fidanzato. L'ombroso e paranoico Jack con cui sembrava si fosse riconciliata alla fine di "2 Days in Paris" è uscito di scena, così come le lunghe passeggiate di chiacchiere dai colori europei e i discorsi su quel nulla divertente e satirico che avevano divertito tanto il pubblico francese (fatta eccezione per qualche critico d'estrema destra che aveva definito il film ancor peggiore di Borat).
Un sequel coraggioso che non si trascina dal primo film solo per piacere bensì si ricrea facendo rivivere  al microcosmo di personaggi già conosciuti, ma profondamente cambiati, o comunque estremizzati ognuno nella loro principale peculiarità caratteriale, una nuova avventura politically scorrect. 

C'è una novità però, ed è il nuovo uomo di Marion, Mingus: divertente hipster afro-americano con un nome dalla facile e volgare rima che cognata e fidanzato non mancheranno di ricordare, lavora in radio, scrive per The Voice e si trova a dover eroicamente fronteggiare la famiglia di lei in visita per due giorni. Una famiglia eccentrica e confusionaria che inevitabilmente porterà scompiglio all'interno dell'idilliaco equilibrio della loro casa in cui, mai soli, vivono anche i due rispettivi pargoletti nati da precedenti tormentate relazioni.

Lei è diventata una mamma zen completamente cambiata rispetto agli agitati discorsi amorosi sulla Senna del film precedente, con un figlio cui badare e condomini agguerriti a cui, per quieto vivere, spudoratamente mentire. Ed il santo uomo che la affianca, dalle espressioni da macchietta, ironicamente e volontariamente estraniato da un contesto così grottesco nel quale viene trascinato, sembra essere l'unica persona razionalmente sana in grado di mantenere le fila di una famiglia tanto sgangherata, fatta da un padre (il vero padre della regista) ninfomane e dalle abitudini poco ortodosse e una sorella fidanzata ma avvezza al flirt facile, tutti impegnati a mettersi nei guai cogliendo l'occasione di una due giorni fuori porta lontana dalle responsabilità (?) della vita quotidiana.

Anche a New York i giochi di parole e la comedy degli equivoci trovano la loro più piena espressione grazie alla sceneggiatura bilingue che scoppia quando le lingue si incontrano e scontrano creando non pochi spassosi siparietti.
Un nuovo piccolo gioiellino diretto dalla Delpy che ancora una volta gioca sul contrasto culturale e sui cliché, sfatandoli o esagerandoli, immersa nella frenesia delle relazioni trans-culturali in cui non tanto la diversità bensì la bizzarra follia (che non ha paese), la fa da padrone.