martedì 5 marzo 2013

The Giant Mechanical Man


Un film di Lee Kirk con Jenna Fischer, Chris Messina. USA, 2012

E' il debutto dietro alla macchina da presa di Lee Kirk, già scrittore di cortometraggi e commedie, è stato presentato al Tribeca Film Festival di New York (che vanta, tra i suoi fondatori nel 2002, anche Robert De Niro) ed è stato defito una dramedy ovvero una commistione di contenuti divertenti e seri in bilico tra commedia e dramma romantico.

Siamo in un'anonima città contemporanea mai protagonista nel corso del film, attraversata da corpi non meglio identificati dagli occhi tristi e dalle camminate lente. Janice è una single non poi così disperata che rivendica il suo diritto di scegliersi un uomo secondo le propri esigenze senza dover assecondare la sorella invadente ed impicciona che, con amore sì, malauguratamente la vorrebbe accasata con un noioso e sedicente scrittore dalle dubbie capacità oratorie da lui stesso tanto millantate.
Ma l'uomo tanto sperato arriva, sotto metite spoglie: l'amore non mente mai, dunque, che egli indossi tuta e scopa per pulire le gabbie di un zoo (galeotta fu la scimmia molestata) o l'uniforme argentea dell'uomo di latta, l'artista silenzioso agli angoli delle strade testimone nascosto delle vite che lo sfiorano, Janice non si sbaglia.
Prendi un pennello e pochi trucchi: così un mimo trampoliere per le vie della fredda città si ritrova a scandire la vita di una donna romantica alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza, ammesso che sia effettivamente necessario farlo.

Una commedia romantica dal risvolto banalmente sdolcinato, che rinchiude in sé gli stereotipi classici della comedy tradizionale riletti però in chiave melensa, ai limiti del lamento e del piangersi addosso, senza l'ironia e l'irriverenza che spesso rendono il genere piacevolmente brillante.
Un inizio da film indipendente, con Tim (Chris Messina) che si trucca per mostrare se stesso al mondo indifferente, e che purtroppo poi sfuma nella piatta normalità della commedia convenzionale.
Una soluzione banale che non impedisce, però, l'apprezzamento generale del film, che vuole indagare l'infelicità e l'alienazione dell'uomo postmoderno che, trottola su se stesso, non riesce a scorgere nulla che non sia la sua stessa scia di tristezza che lo avvolge, soffocandolo, in un vortice difficile da arrestare.